ANTONIN ARTAUD E SARAH KANE: IL TEATRO DELL’AGNELLO DI DIO SENZA DIO (I parte: Artaud)

Sul  settimo numero della rivista multimediale ZRAlt! dedicata al binomio “Catastrofe e Creatività”

il saggio liricoZRalt_open_review_animata
“ANTONIN ARTAUD E SARAH KANE: IL TEATRO DELL’AGNELLO DI DIO SENZA DIO (I parte: Artaud)”
di Luigi Fabio Mastropietro

con la soundtrack originale di Mari Correa
e la videografia di Nicola Macolino

Da Sainte-Anne fino a Rodez, sei rimasto rinchiuso in manicomio per nove anni
Ti sei svegliato il giorno dopo e ti sei accorto che il tuo corpo è due
Ricordi? Lo hai già scritto: Uno è il teatro e Due è il suo doppio.
Lo guardi allungarsi allo specchio questo Due, doppio eterico e piagato del cristo inchiodato sulla croce a occidente, la guardi marcire questa carne morta senza redenzione
E mentre guardi Due, lo senti crescere nella testa, questo Uno che si incarna a oriente, questo corpo senza organi e l’occhio spalancato sull’abisso, come un brivido dietro la fronte
E quando guardi Uno e ascolti Due, il sipario tra gli occhi si apre sul teatro mai messo in scena da sempre celebrato nelle chiese senza dio e sugli altari dei manicomi
Lo vedi fuori di te ma è dentro di te, il teatro sgombrato dai vivi e bestemmiato da dio
Il teatro di guerra assediato dai morti di questo mondo, la scena galvanica disegnata dalle vampe nel buio, il corpo svelato come una tomba scoperchiata
Il teatro della fame e della sete, il teatro della crudeltà sconfitto dalla preghiera, come il rimorso dell’ultimo soldato
Il teatro del palpito e del soprassalto, debole uccello implume nel buco nero della parola
Così come deve essere, sangue nel latte della madre, il teatro in ginocchio, la faccia al muro e le mani di pietra
Così come deve essere, germe nel respiro del condannato, il teatro con la lingua tagliata e il pensiero liberato
Così come deve essere, adesso che dio piange in ginocchio di là dalla soglia, la faccia al muro e le mani di pietra, senti soffiare la notte, leggera come velluto sulla pelle spaccata, senti la sua carezza sciogliersi nel sale e il tempo morire senza rumore
Adesso lo senti dentro di te, come ruggine nelle ossa, il teatro del respiro
Adesso lo sai, il tuo canto elettrico è il teatro del respiro e il teatro del respiro è il tuo teatro, perché respirando ti sei perduto e respirando ti ritroverai.

Visita il il sito di Angelus Novus

I commenti sono chiusi.