Kharim Chalub

Romanzo infinito / Qana, 31 luglio 2006

____________________________________________________________________Questo scritto ha due prologhi, entrambi successivi alla storia.Il primo è questo.Il secondo ha poca importanza.____________________________________________________________________
di Kharim Chaloub

Allah, dammi il coraggio di guardare in faccia l’orrore.

Ancora dormivo quando questa mattina Nayef mi ha chiamato dalla Mezzaluna Rossa di Tiro. La sua voce era strana, sembrava parlare con difficoltà. Nelle cantine dell’edificio crollato c’erano molti profughi dai villaggi vicini. Famiglie in cammino per Beirut. Qualcuno aveva detto loro che il posto era sicuro per la notte.

C’è un’aria di desolazione sotto il sole ruggente di Qana. Nelle strade la gente è poca e ci guarda con la febbre negli occhi. Non ci sono madri intorno a noi, solo i primi morti sulle carriole. Qualche bambino con la faccia bianca e le narici piene di sangue. Su una stuoia in cortile, il corpo impolverato e scomposto di una donna coperta a metà da un lenzuolo a fiori azzurri. La palazzina è proprio sotto il minareto della moschea. I tre piani si sono sbriciolati sotto il peso del tetto di cemento armato. Un missile teleguidato, dicono. Di fabbricazione americana, a giudicare dai frammenti. Forse un MK–84. Novecento libbre di esplosivo intelligente.

Nayef mi viene incontro con un fagotto bianco tra le braccia. Ha gli occhi arrossati e l’aria di chi sta salendo sul patibolo. Mi dice che forse non c’è più nessuno vivo sotto le macerie. Mi dice di mettere la mascherina e di segnare lo scavo. Come un archeologo arrivato troppo presto nella necropoli.

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