“La poesia è morta, viva la poesia” , di L.F. Mastropietro

Posted in 2010 with tags , , , , , , , , , on 3 ottobre 2010 by iram17

Fabio Mastropietro
La poesia è morta, viva la poesia.


La nuova poesia modernista italiana è uno studio critico e analitico sulla poesia italiana dagli anni Ottanta agli anni Dieci del Duemila, costato all’autore Giorgio Linguaglossa anni di lavoro e ricerca e che, come è stato detto da più parti, va a riempire un vuoto critico di trent’anni.

Giorgio Linguaglossa non ha bisogno di presentazioni. Poeta, narratore, critico letterario militante, fondatore della rivista Poiesis. Intellettuale dalla sensibilità finissima quanto eversiva.

Impegnato da anni in una solitaria ma determinata lotta contro la satrapia mediatico-editoriale di poetarchi e poetastri che da decenni costringe in catene la poesia e la fa marcire. Di qui le sue “azioni di guerriglia e di disturbo delle istituzioni poetico-letterarie, delle loro retrovie come anche delle posizioni di punta delle poetiche egemoni”, come lo stesso Giorgio Linguaglossa scrive in un suo lavoro precedente (Appunti critici. La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte – Scettro del Re, Roma 2003).
A differenza di tante altre opere saggistiche e no che vanno ad alimentare l’oceanico vuoto editoriale di questi anni, La nuova poesia modernista italiana avvia una profonda riflessione sulle ragioni della crisi del «genere» poesia, e in particolare, sulle ragioni filosofiche di questa crisi epocale. Un libro che forse è una voce nel deserto, ma che anche in questo si identifica con il proprio oggetto analitico.
Perché la poesia è la voce nel deserto. Un’arte che risuonando di sé, forgia l’onda sonora nel profilo del senso. È impossibile, tuttavia, scorporare questa voce dalla voce del poeta, perché la poesia è la voce del poeta. Piuttosto, come sottolinea Giorgio Linguaglossa nel suo lavoro critico, oggi più che mai la necessità impellente è proprio riportare alla luce il corpo della poesia. Quel corpo sacro che solo può restituire la poesia al suo futuro. Quel corpo dolente e radioso, piagato e trasparente, impastato di terra e di cielo, che è il solo essere della poesia.
Giorgio Linguaglossa ha detto: “La parola poetica, come io la intendo, guarda verso la terra, è intrisa di terra, deve nascere dalla terra e tornare alla terra.” Infatti, è proprio il suo appartenere integralmente al tempo terreno, al corpo e al luogo di chi la pronuncia, al suo presente, al suo essere atto performativo, che fa sì che la poesia possa “vincere di mille secoli il silenzio”, come scrive il Foscolo. Perché la poesia è materia, grumo di fuoco e ghiaccio, alito del soprassalto. Corpo mortale, prima ancora che simbolo immortale. Ruggine del sangue, prima ancora che musica. Il dio della poesia è Efesto e non Apollo.
La nuova poesia modernista italiana ci ricorda anche che la lingua è la carne della poesia. Perché la poesia è posseduta dalla lingua in filigrana. La poesia graffia e rimpolpa la lingua. La tende fino allo spasimo dell’invenzione. Brandisce l’ambiguità del codice come un’arma. Accende la parola oscura per illuminare barbagli di verità. La lingua della poesia non realizza sogni, ma nominandoli li evoca. Non suscita rivoluzioni, ma incarnando le parole del desiderio, rende possibili le rivoluzioni. E allora, il poeta deve comunicare le parole del messaggio sotterraneo e insospettato della poesia attraverso la migliore forma possibile. La forma dell’acqua che scorrendo riempie i pozzi che la poesia ha scavato. Il poeta deve scoprire e far risuonare le pieghe della lingua. “È nei margini che si trovano i poemi”, ha scritto il grande Osip Mandel’stam.
La vibrazione sonora della parola, la musica – intesa nella doppia accezione di legame musaico interno e ritmo del verso – e la lingua sono il corpo della poesia. La poesia, dunque, è un’arte plurale. Ma la poesia non si scrive, si compone. Ancora di più quando interagisce con le altre arti, come la pittura o la musica, rivivendo le proprie radici arcaiche. Ecco perché la poesia sonora come performance non esiste. Perché la poesia autentica è già geneticamente sonora. Risuonando già di se stessa, la poesia non richiede di essere messa in musica per suonare. Non chiede di essere urlata per riempire i vuoti di senso della scrittura.
Giorgio Linguaglossa con la sua analisi ribadisce che la poesia è arte del corpo. Nella sua semiotica empirica, non può in nessun caso essere ridotta all’esercizio di un codice muto o di una lallazione narrativa. Nessun poeta può negare alla poesia il dialogo – la communio – con l’altro da sé. Perché il dialogo e la communio con l’altro da sé sono la ragione della stessa esistenza della poesia. È questo il mistero della poesia autentica. Essere sempre se stessa, anche quando è altro da sé. Questo il miracolo eucaristico che rende universale la poesia. Essere ostia e pane azzimo quando si nutre dell’altro e quando l’altro si nutre di essa.
I secoli seguenti al Quindicesimo hanno irrimediabilmente segnato la poesia. L’hanno ferita, mutilata. Fino al punto che le sue ferite e le sue cicatrici sono oggi la forma della sua bellezza e della sua potenza. Fino al punto che, come dice Giorgio Linguaglossa, oggi la poesia non è più. Non può più essere
vibrazione sonora, senza essere prima segno muto. Non può più essere oralità, senza essere prima scrittura. Tuttavia, come ha scritto il linguista Claude Hàgege, la poesia non può mai rinunciare, nemmeno oggi, ad essere oratura. Ad essere il dire che si fa scrittura.
La nuova poesia modernista italiana solleva due problemi cruciali di “epistemologia della poesia”. Attualmente la critica legge solo due delle forme della poesia. La forma della lingua e la forma della musica, sia pure nella sua qualità di modello, sia pure trasformando spesso la prosodia in simulazione e in questo modo costringendo l’analisi critica entro i limiti della reticenza. Sulle altre forme – il suono/vibrazione e quindi lo stile orale, il segno/seme e quindi l’aspetto della critica semantica –non vuole e soprattutto non sa dare risposte. Per questa ragione, la critica anteriore alla La nuova poesia modernista italiana è, letteralmente, “critica letteraria”, ma non è ancora “critica poetica”.
Questa “omertà” della critica è accoratamente denunciata nell’opera di Giorgio Linguaglossa. Perché questa reticenza si rivela un grave danno alla possibilità della poesia di raggiungere i propri obiettivi. Gli obiettivi di una poesia ontologica, nel senso “linguaglossiano” della locuzione. Nel Manifesto della Nuova Poesia Metafisica, pubblicato nel 1995 sul n. 7 di Poiesis, Giorgio Linguaglossa scrive di una poesia che sappia «entrare dentro l’oggetto», richiamandosi alla metafora tridimensionale del discorso poetico a suo tempo fatta da Osip Mandel’stam per la poesia russa. La «poesia ontologica» è dunque la poesia fondata sull’ente «parola». Un ente non modificabile né interpolabile da parte del soggetto. La teorizzazione di una poesia ontologica – citando ancora Linguaglossa – prova a stabilire un dialogo e a gettare un ponte con i lettori del tempo presente e futuro. Prova a dare una speranza di leggibilità alla poesia, ricostruendo un nuovo patto di onestà tra la poesia e il mondo. In altri termini, la poesia ontologica prova a ripartire dal grado zero in cui la poesia è precipitata oggi in Italia. Ecco che allora la poesia, nella sua originaria e ontologica accezione, se non può avvalersi di una critica poetica attrezzata e indipendente, diventa una poesia sorda e atona. Ecco che allora, in assenza del “sismografo dei tempi” di una critica poetica curiosa e sensibile, il minimalismo balbuziente della poetarchia paratelevisiva finisce con l’imperare.
Emanuele Severino ha scritto che “nella sua essenza la filosofia contemporanea è la distruzione inevitabile della tradizione filosofica e dell’intera tradizione dell’Occidente”. Ma anche la poesia, come rivela l’incipit del libro di Giorgio Linguaglossa, è ormai giunta alla stessa fase terminale del pensiero filosofico. La distruzione inevitabile della sua tradizione occidentale. E, nella nostra epoca, forse mai come prima, filosofia e poesia sono impegnate
nelle stesse problematiche e impantanate nelle stesse paludi. La fine della modernità. La modernità liquida. L’ontologia dell’oltreuomo. Il rapporto tra filosofia e poesia si è fatto oggi tanto stretto e stringente, fino a sovrapporre oggetti e linguaggi. Fino a condurre una comune ricerca del senso. È impossibile che la critica poetica non riconosca questo debito simbiotico senza suicidarsi. Senza morire di eutanasia critica, come recita il titolo del libro di Mario Lavagetto.
L’opera di Giorgio Linguaglossa – caso più unico che raro – prova a capire come la poesia si faccia struttura attraverso la lingua della filosofia. Attraverso il confronto con l’oggetto. In altre parole, prova a capire come la vita si faccia intelligibile attraverso il linguaggio. Se esiste un canone poetico della scrittura filosofica è perché la poesia appartiene allo stesso orizzonte di senso e, dunque, di indagine della filosofia. Entrambe esprimono un modo di essere al mondo e una modalità di ricerca della verità. I poeti come i filosofi si dispongono oggi in uno sconfinato spazio aperto. All’interno di un nomos nomade senza proprietà, misure e confini. Lo spazio della vita nella sua erranza infinita. Nel suo smisurato horror vacui.
Ma la poesia è ragione del sentimento e sentimento della ragione. È l’esercizio della speranza attraverso la lingua, anche quando pronuncia la disperazione e l’orrore. Perché mette in scena l’orrore per prevenirlo. In questo senso e solo in questo senso, la poesia vive la storia e la politica. In questo senso e solo in questo senso, la poesia è sempre politica. Perché il poeta senza la polis semplicemente non esiste. E non esiste il senso del suo dire, a meno di trasformare in un soliloquio – in molti casi in un ventriloquio – la parola che geneticamente è dialogo.
Questo libro ci restituisce una speranza. La speranza che la poesia possa tornare a vivere. Meglio, la speranza che la poesia viva già oggi per un pubblico che ancora non c’è ma che, prima o poi, la poesia farà nascere.

3 ottobre 2010
Luigi Fabio Mastropietro
(direttore editoriale AltroVerso)

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L’arte di scavare pozzi – 23/10 2010

Posted in 2010, Campobasso with tags , , , , , , , , , on 1 ottobre 2010 by iram17

L’evento si compone del vernissage della mostra di arte visiva di Nino Barone e Mario Serra con l’inizio alle ore 17,00 e della presentazione della silloge l’Arte di scavare pozzi di Valentino Campo – Lietocolle, a seguire alle ore 18,00 presso il Liceo Scientifico Romita, via Facchinetti Campobasso
Gli interventi sono introdotti e moderati da Pier Paolo Giannubilo
Il reading teatrale, ideato da L. Fabio Mastropietro, è a cura di Mari Correa e Cristina Piccinno
La presentazione critica della silloge è curata da Giorgio Linguaglossa 
(autore dell'antologia critica La nuova poesia modernista italiana, EdiLet),
 Sabino Caronìa e Antonella Presutti.

“There’s a mountain lake near Dilijan” Denis Brandani

Posted in New York with tags , , , on 22 settembre 2010 by iram17

[…] There’s a mountain lake near Dilijan. The water is changing its colour with every breath of the wind. The Armenians call it the Sea and bathe in its cool iridescence until December. This morning, an old woman in black grazes her sheep in the cemetery of Noraduz, on the higher shore of the lake. Around her there’s a desert scattered with khachkar. Sepulchral stones and sheep in the hum of the dead. A barefoot peasant gives me the lavash, just cooked in a black stone in the shape of a cross, without stopping the silence. I run away like a thief, on foot on the uneven cobbles for miles up to the monastery of Haghartsin. The oak doors, covered with moss, are shot in perpetual time. I sit down to the ground near the yellow carrion of a swan, while the iron cross drips rust on the sun up. I am cold and have my feet like dead. My heart could burst in my chest just now and I could never feel anything of what the people of this land felt. I wish to pray, I am only able to cry. […]

Belvedere – by Ahmed Imamovic

Posted in 2011, Campobasso with tags , , , , , , , , , on 5 agosto 2010 by iram17
Best film of Kimera International Film Festival IX Edition
Campobasso, Italy
26-29 may 2011

KIMERA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL – IX EDIZIONE [anno 2011]

Posted in 2011 with tags , , , , , , , , on 30 aprile 2010 by iram17

   O s p i t i :
   A h m e d   I m a m o v i c ,   T i z i a n a     S c h i a v a r e l l i ,  
   R i c c a r d o    Z i n n a 

  I n   P R I M A     U F F I C I A L E    p e r    l’ I t a l i a :  

  B E L V E D E R E    d i   A h m e d    I m a m o v i c 

  I n   c o n c o r s o :   6   l u n g o m e t r a g g i    e   2 3    c o r t o m e

  t r a g g i 

  F u o r i    c o n c o r s o :    3  c o r t o m e t r a g g i

GIURIA:
Riccardo Zinna, Tiziana Schiavarelli, Fabio    

  Mastropietro, Guglielmo Favilla, Vincenzo Lucchese


 Ufficio Stampa: Mari Correa  cell  380 1828029  e-mail: kimerafilmfestival@gmail.com

 
          Established in 2003, Kimera Film Festival is a complete      International Film Festival that takes place in Campobasso & Termoli (Italy).
 
Initially, the festival was an International Short film Festival and its name was The Night Of The Living Shorts, name that actually owns its short section.
 
There are 2 main section, Features and Shorts. Features are programmed in one of two categories: Fantastic and General. Shorts are split between categories that include Animation, Fiction, Social Committed and Local.
 
The Festival has a public preselection phase from January to March for shorts. During the Final evenings, usually in May, an International Jury chooses the winners.
THERE IS NO FEE TO ENTER THIS FESTIVAL

Ideazione e organizzazione Domenico Farina cell 347 3157032 – info@kimeracine.it

20 maggio 2015 – Teatro Savoia, Campobasso. Valerio Magrelli tiene a battesimo la prima edizione di Poietika. La presentazione del grande poeta italiano è di Luigi Fabio Mastropietro, direttore editoriale del Quaderno di Segni Contemporanei AlroVerso.

Posted in Senza categoria with tags , , , , , , , , , on 9 giugno 2015 by iram17

Guarda il video

“AFFLATUS OU MOUVEMENT DE L’ESPRIT La vie et le théâtre d’Antonin Artaud”

Posted in 2015 with tags , , , , on 17 maggio 2015 by iram17

Sul settimo numero dCover Ndjss Composition AFFLATUS 2015ella rivista multimediale ZRAlt! dedicata al binomio “Catastrofe e Creatività”
“AFFLATUS OU MOUVEMENT DE L’ESPRIT La vie et le théâtre d’Antonin Artaud” di Mari de Jesús Correa ispirato alla vita e al teatro di Antonin Artaud

Visita il il sito di Angelus Novus

ANTONIN ARTAUD E SARAH KANE: IL TEATRO DELL’AGNELLO DI DIO SENZA DIO (I parte: Artaud)

Posted in 2015 with tags , , , , on 17 maggio 2015 by iram17

Sul  settimo numero della rivista multimediale ZRAlt! dedicata al binomio “Catastrofe e Creatività”

il saggio liricoZRalt_open_review_animata
“ANTONIN ARTAUD E SARAH KANE: IL TEATRO DELL’AGNELLO DI DIO SENZA DIO (I parte: Artaud)”
di Luigi Fabio Mastropietro

con la soundtrack originale di Mari Correa
e la videografia di Nicola Macolino

Da Sainte-Anne fino a Rodez, sei rimasto rinchiuso in manicomio per nove anni
Ti sei svegliato il giorno dopo e ti sei accorto che il tuo corpo è due
Ricordi? Lo hai già scritto: Uno è il teatro e Due è il suo doppio.
Lo guardi allungarsi allo specchio questo Due, doppio eterico e piagato del cristo inchiodato sulla croce a occidente, la guardi marcire questa carne morta senza redenzione
E mentre guardi Due, lo senti crescere nella testa, questo Uno che si incarna a oriente, questo corpo senza organi e l’occhio spalancato sull’abisso, come un brivido dietro la fronte
E quando guardi Uno e ascolti Due, il sipario tra gli occhi si apre sul teatro mai messo in scena da sempre celebrato nelle chiese senza dio e sugli altari dei manicomi
Lo vedi fuori di te ma è dentro di te, il teatro sgombrato dai vivi e bestemmiato da dio
Il teatro di guerra assediato dai morti di questo mondo, la scena galvanica disegnata dalle vampe nel buio, il corpo svelato come una tomba scoperchiata
Il teatro della fame e della sete, il teatro della crudeltà sconfitto dalla preghiera, come il rimorso dell’ultimo soldato
Il teatro del palpito e del soprassalto, debole uccello implume nel buco nero della parola
Così come deve essere, sangue nel latte della madre, il teatro in ginocchio, la faccia al muro e le mani di pietra
Così come deve essere, germe nel respiro del condannato, il teatro con la lingua tagliata e il pensiero liberato
Così come deve essere, adesso che dio piange in ginocchio di là dalla soglia, la faccia al muro e le mani di pietra, senti soffiare la notte, leggera come velluto sulla pelle spaccata, senti la sua carezza sciogliersi nel sale e il tempo morire senza rumore
Adesso lo senti dentro di te, come ruggine nelle ossa, il teatro del respiro
Adesso lo sai, il tuo canto elettrico è il teatro del respiro e il teatro del respiro è il tuo teatro, perché respirando ti sei perduto e respirando ti ritroverai.

Visita il il sito di Angelus Novus

Poietika – il corpo della parola

Posted in 2015, Art and Literature, Art and Music, Art and Visions, Campobasso, Italy with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 maggio 2015 by iram17

20-24 maggio - Festival Internazionale della letteraturaLa parola s’incammina, si fa corpo, suono, voce. Respira il ritmo della terra. La parola fa, costruisce e svela mondi, ci riconduce al centro di noi stessi dove l’eco di una gemma riluce.
Poietika è ricerca di quell’essenza, sintesi della sostanza di cui si nutre la parola. E la cerca nella voce, nel suono, nel gesto, nella declinazione di un nome da ricomporre. Il corpo di una parola nuova anche se è sempre la stessa dalla notte dei tempi. Poietika non celebra il verbo, almeno non nella ritualità salottiera e televisiva nella quale quotidianamente s’incensa un corpo svuotato di carne e linfa. Poietika ricuce lo strappo e scava la profondità. Fa la sponda tra il dire e il dirsi. Insegue un suono, una sillaba, un guizzo, ogni indizio, ogni fibra di quell’universo. Poietika ascolta la voce di scrittori, critici letterari e poeti, non si perde una nota sullo spartito dei musicisti, si tiene allo scandaglio dei filosofi, sta con gli occhi fissi su ogni gesto col quale la parola s’incarna nel corpo di chi la fa. Di chi si fa parola.
Poietika è anche questo, vocabolario e grammatica dell’incontro, accoglienza che vibra nell’ascolto dell’altro da sé e all’altro fa dono del proprio corpo lucido e scarno.
Poietika è soprattutto questo, l’urgenza della parola, di una parola necessaria, declinata durante cinque giorni densi in cui una piccola regione tenta di restituirle il fiato.


Valentino CampoDirettore artistico di Poietika

Dal 20 al 24 maggio La Parola svelerà la sua multiforme essenza che prenderà corpo attraverso le diverse declinazioni. Poietika solca un percorso, un trait d’union tra la filosofia, la narrativa, la poesia, il teatro, la musica, la fumettistica, le arti visive. Poietika è una cinque giorni densa di incontri, che mette in comunicazione autori molisani con ospiti di rilevo nazionale e internazionale. Saranno previsti, quindi, presentazioni di libri e di nuove voci del panorama letterario italiano, reading, concerti, performance teatrali, interventi di filosofi e di studiosi di semiotica, tavole rotonde relative allo stato della poesia e in generale della letteratura oggi in Italia.

Dedicato al ricordo di Dominick Ferrante

Teatro Savoia
Piazza Gabriele Pepe, 23 – 86100 Campobasso
tel. 0874311565

Fondazione Molise Cultura
Via Milano, 15 – 86100 Campobasso (CB)
Tel. 0874 314386 – 314382

Ingresso Libero

http://poietika.com/

Una storia immortale, di Leonardo Bonetti

Posted in 2013, Roma with tags , , , , , , , on 29 novembre 2013 by iram17

Questo libro è per il lettore una vera sorpresa, perché deve essere stato una sorpresa per chi l’ha scritto.

Come un animale impastato di aria e di sale, il libro respira il respiro delle tue mani e finisce per innervarsi sulla tua fronte come l’occhio di uno scarabeo d’argento. Sarà difficile che questo racconto muoia come tutti gli altri nella discarica pneumatica di una letteratura condannata alla parodia di se stessa. “Una storia immortale”, come un veleno sottile ma tenace, si mischierà con il tuo sangue e ne cambierà per sempre il colore.

Già la cover appare aliena nella sua vittoriana familiarità. Con quel cielo che sembra uscito dal trip di un pittore espressionista e le due figure appena ritagliate dalla luce in tralice della fine, si rivela come una installazione estrema. L’ultimo ready-made di un pazzo unto da Dioniso. Un memento mori o un testamento della dissolvenza. O forse solo una di quelle fotografie che nelle scene madri dei film si sciolgono nel morso della vampa.

A ben guardare, in questa immagine le due figure non ci sono. Appiattite sul fondale corrugato del nulla, sono già state spazzate via dal vento della parola e hanno lasciato sulla carta solo l’aura del dolore. Il dolore eccentrico di due vite concentriche. Avvitate l’una dentro l’altra nella banalità del male.

In queste pagine c’è solo la parola sovrana che insegue la cristallina perfezione della propria vibrazione. In questa storia immortale, Sebastiano e Blaniĉka non sono. Non esistono al di là del loro negativo perfetto. Non sono i protagonisti di una finzione letteraria. Non sono i personaggi di un romanzo postmoderno. Non sono l’invenzione allegorica di una umanità allo stremo. Non sono gli esangui fantasmi del solito noir votato alla rassicurazione filosofica.

Loro due e tutti gli altri, i morti e i vivi, e la natura abbagliante della montagna e la luce luciferina di Roma e l’eco lacerata della terra di Bucovina, sono la letteratura stessa che chiede conto alla finzione. E sono l’umanità che chiede conto alla letteratura del suo compito. Incarnando la radice di un gesto antico da sempre levato, Sebastiano e Blaniĉka sono la storia che mai finirà.

30 novembre 2013

Luigi Fabio Mastropietro

Una storia immortale, di Leonardo Bonetti

Stabat Mater

Posted in 2012, Art and Literature, Palazzo Valentini, Roma with tags , , , , on 24 gennaio 2012 by iram17

Martedì 31 gennaio 2012 ore 18.00

Sala “Pace” di Palazzo Valentini (via IV novembre 119/a – Roma)

PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Stabat Mater

di

Antonella Presutti

Martedì 31 gennaio p. v., alle ore 18.00, presso la Sala “Pace” di Palazzo Valentini in Roma, si terrà la presentazione ufficiale del romanzo di Antonella PresuttiStabat Mater (EdiLet – Edilazio Letteraria, Roma, ottobre 2011, codice ISBN 978-88-96517-88-8, brossura con alette, 19 cm, pp. 204, euro 12). Il volume è la sesta uscita della Collana “La nave dei folli”, diretta da Marco Onofrio e dedicata a testi di letteratura potenziale e/o sperimentale, selezionati con cura sulla base dell’impatto emotivo, della profondità antropologica dei contenuti, della pregnanza espressiva.

 

All’evento, oltre all’Autrice, interverranno gli scrittori e critici letterari: Valentino Campo, Luigi Fabio Mastropietro,Raffaello Utzeri. Nel corso della serata verranno recitati brani del libro e le Voci narranti saranno delle attrici Mari Correa e Maria Cristina Piccinno.

Stabat Mater è un miracolo di equilibrio narrativo: 200 pagine di illuminante, abissale profondità, sospese – come il filo teso di un acrobata – sul confine sottilissimo tra i misteri della vita e della morte. Un libro potentissimo, struggente, indimenticabile.

«Una madre perde il figlio non ancora sedicenne per un colpo di pistola alla testa. Incidente fatale o estremo arbitrio, la tragedia irrompe con violenza inaudita nella vita quotidiana della donna e della sua famiglia. Non si limita a scavare nella coscienza un abisso di colpa e di sofferenza. Divorando l’anima, sconvolge e annienta la stessa percezione del mondo. Come un big bang alla rovescia, dopo l’immane esplosione niente più esiste. O meglio, il nulla, il vuoto infinito esiste da sempre ed esige il suo tributo di conoscenza assoluto. La madre è muta e con il cuore bruciato. Le sono stati cavati gli occhi e spezzate le gambe. Pure deve camminare. La sua voce deve attraversare le quaranta stanze del dolore per pronunciare il verbo in assenza di Dio. Il suo corpo in quarantena deve continuare a stare al mondo dopo la fine del mondo. Lo Stabat Mater racconta questo cammino avernale e taumaturgico, sulle orme delle grandi figure femminili della classicità, da Medea e Antigone fino alla “sapiens” stoica di Seneca. Il cammino che ogni madre incarnata non può compiere senza perdere la propria carne. Il viaggio che ogni uomo di questa terra non può fare senza lasciare questa terra».

(dalla nota critica di Luigi Fabio Mastropietro)

Antonella Presutti è nata a Campobasso, dove vive e lavora. Insegna Italiano e Latino nella scuola superiore. Ha pubblicato un romanzo ed alcuni racconti.

Ufficio stampa: Mariarita Pocino – tel. mobile: 338.4680774, e-mail: mariaritapocino@libero.it

EdiLet – Edilazio Letteraria – Via Taranto, 178 – 00182 Roma

Tel. e fax: (+39) 06.7020663

www.edilet.it     info@edilet.it

Nicola Dragotto – Io resto qua

Posted in Senza categoria on 21 gennaio 2012 by iram17

HAXAN

Posted in 2011, Cinema teatro Lumiere with tags , , , , , on 28 dicembre 2011 by iram17
  • Haxan

     Una storia della stregoneria in sette atti

    Evento ideato e organizzato da Domenico Farina, Presidente del Kimera International Film Festival. 

    Proiezione del film muto Haxan –
    La storia della stregoneria 
    attraverso i secoli,
    (http://www.youtube.com/watch?v=ULXWzhPlUu8&feature=fvst)
    diretto nel 1922 da Benjamin Christensen.

    Doppiaggio dal vivo, per l’occasione,  a cura degli attori

     Mari Correa
     Fabio Mastropietro
     Nicola Ruscetti
     Rossella Vitantonio

    L’evento si terrà presso il Cinema Teatro Lumiere di Termoli (CB) il giorno venerdì 30 dicembre 2011, con inizio alle ore 21.30

    
    
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28 11 2011

Posted in Senza categoria with tags on 26 novembre 2011 by iram17

la visione del sabba

28 11 2011

Posted in Senza categoria with tags on 26 novembre 2011 by iram17